APPUNTAMENTI MUSICALI A TORINO: da lunedì a domenica, la città non riposa mai!


#musica

di Matteo Bellassai per Redazione Post Spritzum

Spesso la sera mi capita di non voler stare in casa, ma di uscire in cerca di situazioni interessanti dal punto di vista umano: voglio parlare con qualcuno e, allo stesso tempo, ascoltare buona musica, senza spendere troppo. Allora esco da solo, “tanto qualcuno lo incontro sempre”. Anzi, non proprio da solo, ma in compagnia della mia chitarra, e mi dirigo verso il centro di Torino.
Ho infatti scoperto che, dal lunedì alla domenica, possiamo trovare molte situazioni live nel capoluogo e dintorni, non segnalate dai tradizionali canali d’informazione.
Si tratta per lo più di piccoli concerti acustici, in cui il pubblico è raccolto e affiatato e l’atmosfera è intima. Spesso sono sotto forma di open mic, o di jam session, oppure entrambe le proposte. Altre volte danno semplicemente spazio agli artisti emergenti, e per questo bisogna ringraziare, perché non sono in molti a farlo.

In particolare le serate di palchi aperti al pubblico, open mic, si sono diffuse a macchia d’olio in tutta la città da due anni a questa parte. Importate dai paesi anglosassoni, sono approdate a Torino circa due anni fa, appunto, in un localino di via Nizza chiamato Santa Margo. Il locale, che ora è stato venduto ai cinesi, era talmente piccolo da contenere a fatica il pubblico. Le serate erano calorose, i passanti entravano incuriositi ad ascoltare e c’era un via vai continuo di artisti per tutta la serata.
Ora tutta questa situazione si è spostata in altri locali della città.

Il lunedì, ad esempio, c’è una serata open mic alla Vetreria in corso Regina Margherita 2. Diretta da Andrea Ciucchetti, polistrumentista eclettico (Make Pop) e speaker radiofonico di Radio Banda Larga, la serata parte dopo una cena conviviale, in cui è il cliente a decidere il prezzo. La serata è spesso un ritrovo di busker, cioè di artisti di strada, che si scambiano le impressioni del lavoro svolto nel week end appena trascorso.  C’è Peter, l’irlandese, che suona canzoni lunghissime di Bob Dylan; c’è Anthony Linch, soprannominato “Duracell” perché non smette mai di suonare; c’è Fabrizio Canale, bluesman one-man-band, che con la sua energia riesce sempre a regalare emozioni intense.
Una serata dove tutto è possibile, dove saltano le tradizionali regole del live e dove in un attimo ci si può ritrovare a suonare un blues selvaggio. Tutto questo a inizio settimana!

Il martedì, invece, l’appuntamento è al Camping Bar di via Sant’Anselmo 34, in zona San Salvario.
Il target è variegato, ma decisamente più giovane rispetto al locale precedente. Anche qui, cantautori e artisti di strada si alternano sul palco fino quando il proprietario fa cenno di smettere, perché si è superata la mezzanotte. “L’ultima, l’ultima!”, chiedono i musicisti con la complicità del pubblico, sforando nettamente il limite orario.
Capita di incontrare fra il pubblico volti noti della scena musicale torinese, ma anche liutai, turnisti, busker e musicisti di ogni livello. Si parla del più e del meno, ci si confronta, ci si scambiano consigli, idee, impressioni. I più bravi, con una cover ben assestata, riescono a catturare l’attenzione del pubblico, i meno interessati preferiscono uscire a fumare.

Il mercoledì si va al The Hustler di via Reggio, un circolo privato affiliato ad Arci.
Al piano inferiore ci si trova di fronte ad una sala con diversi biliardi e gente che gioca concentrata. Sembra di essere tornati indietro nel tempo.
Il mercoledì è riservato alla Jam Session Blues, ma sul palco si alternano ottimi musicisti specializzati anche in altri generi, dal manouche, ormai tanto in voga, al jazz e allo swing.
Spesso anche qui capita di scambiare due parole con musicisti professionisti e di assistere a mirabolanti jam session.

Il giovedì ci si sposta fuori città, al Factory di Nichelino, il nuovo centro culturale giovanile della città.
L’ambiente è gradevole e si respira aria di cordialità fra il pubblico. Per 8 giovedì, dal 16 aprile al 23 luglio, va in scena “Cantinomìe – Altri cantautori in direzione ostinata e contraria”, evento organizzato da un musicista d’eccezione: Gigi Giancursi (ex Perturbazione), che si prefigge di dare spazio agli artisti emergenti.
Prima dei concerti si possono fare degustazioni enogastronomiche.

Il venerdì è la volta del Machito.
Il Machito è un circoletto Arci in una via piccolissima vicino a piazza Nizza, via Argentero. È un locale particolare, dall’atmosfera simile a un night club: le luci sono soffuse e l’arredamento è ben curato oltre che ben pensato (Fabrizio, il gestore, di giorno fa il decoratore). Appena entrati, un corridoio centrale conduce direttamente nella sala concerti, ai lati dei quali ci sono sedie e tavolini. L’acustica è ottima.
Può esserci una serata open mic, ma anche un concerto di un cantautore o una band, oppure la visione di un film in lingua originale. Psichedelia, jazz e surrogati del blues sono i generi musicali che si sentono spesso tra le mura del Machito.
Fortemente consigliato se volete ascoltare un concerto particolare gustandovi in tutta tranquillità una buona birra.

Il sabato la musica non si ferma, continua sui divani del Tabacchi, circolo in via Santa Giulia. L’appuntamento è con Pablo e i suoi neurotrasmettitori e Tommaso dei Dresda Baruc.
La serata generalmente si conclude con una jam session finale fra gli organizzatori e i musicisti tra il pubblico. Purtroppo la stagione è ormai finita, e probabilmente tornerà più avanti.

La domenica, dopo l’apericena, c’è lo storico Salotto di Mao al Lab in piazza Vittorio, che non ha bisogno di presentazioni. Capitanato dallo stesso Mao Maurizio Gurlino e affiancato dai colleghi Roberto Rohbbo Bovolenta e Luca Lallo Mangani (Amici di Roland, El Tres) ogni settimana dà spazio agli artisti emergenti, di generi anche molto diversi fra loro. Di solito si esibiscono tre artisti per serata. Con la bella stagione, il salotto si svolge nel dehor del locale con una suggestiva vista sulla piazza.

Bene, ora è domenica sera e la mezzanotte sta per scoccare. Finisco il mio Margarita, saluto i musicisti e m’incammino verso casa portando con me un bagaglio di emozioni, volti e discorsi.

“Chissà che fra tutti questi talenti incontrati non se ne nasconda qualcuno che presto sfonderà” mi chiedo. E rifletto su come la musica possa farci vivere la città secondo prospettive diverse e su come, girando tra uno spazio e l’altro, si possano scoprire cose sempre nuove.

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