Cos’è? Una collina? No, è un edificio!


#architettura

di Elena Massa per redazione Post Spritzum

Tra le tante architetture presenti in Torino una delle più innovative e particolari è quella del PAV, il Parco d’Arte Vivente presente in via Giordano Bruno 31, a pochi passi da piazza Carducci. È un concentrato di arte, architettura e natura in un unico edificio in regola con gli obiettivi di sostenibilità ambientale di cui si parla molto oggi.

Ingresso del PAV (da http://www.parcoartevivente.it/)

Ingresso del PAV
(da http://www.parcoartevivente.it/)

Ma cos’è esattamente il PAV?

È un museo interattivo e centro sperimentale d’arte contemporanea in cui l’arte entra in armonia con la natura circostante attraverso le installazioni temporanee o permanenti che simboleggiano il vivere e le trasformazioni che esso comporta. L’idea di questo museo nasce dall’artista Piero Gilardi, famoso per la sua arte povera e lo sviluppo delle tematiche del rapporto arte-natura, e messo in pratica dall’architetto paesaggista Gianluca Cosmacini nel 2008 in un ex area industriale che produceva componenti per le auto Fiat.

Corte interna del PAV (fotografia di Elena Massa)

Corte interna del PAV
(fotografia di Elena Massa)

A primo impatto non è chiaro quello che si andrà a visitare o come è strutturato l’edificio, infatti dal piazzale d’ingresso è possibile scorgere un parallelepipedo vetrato con la copertura a due falde provviste di pannelli fotovoltaici e ai lati e dietro esso una grande collina con muri di contenimento cellulari in legno (ovvero aventi una struttura lignea a incastro che evitano il collasso del terreno)  riempiti con ciottoli di fiume che fanno da cornice al piazzale in pietra.  Entrando ci si rende conto che il parallelepipedo è in realtà una grande serra bioclimatica che permette di aumentare l’apporto di calore in inverno gratuitamente e grazie ai pannelli fotovoltaici della tipologia vetro-vetro (cioè le celle fotovoltaiche sono installate all’interno di vetri in modo tale da far passare la luce e allo stesso tempo oscurare) è possibile schermarsi dal Sole d’estate.

Solatube®

Solatube® (fotografia di Elena Massa)

A questo punto è chiaro che quello che sembrava all’esterno una collina con un parco adiacente è in realtà un edificio a forma ottagonale semi-ipogeo con tanto di corte interna, rivestita in legno, utile al passaggio della luce e dell’aria nelle aree del museo. La luce non entra soltanto attraverso la corte ma anche grazie ai Solatube®, ovvero dei tubi rivestiti internamente da un materiale riflettente che permettono la canalizzazione della fonte luminosa, cioè il Sole, dal tetto alle stanze interne.

Jardin Mandala di Gilles Clément  (fotografia di Elena Massa)

Jardin Mandala di Gilles Clément
(fotografia di Elena Massa)

La struttura dell’edificio è in muratura portante alla quale è stata addossata la terra rinforzata con georeti (reti sintetiche con alto indice alveolare utili a mantenere il terreno stabile che evita di essere asportato da fenomeni erosivi quali l’acqua). La copertura è fruibile al pubblico, è un giardino con camminamenti in ghiaia, panchine in legno e ovviamente ricca di piante che sono in grado di resistere ai forti cambiamenti climatici che interessano Torino e non hanno bisogno di troppa manutenzione (verde estensivo). Il progetto della copertura è a cura dell’artista Gilles Clément, realizzato nel 2010 e prende il nome di Jardin Mandala.

La presenza della terra come elemento principale dell’involucro dell’edificio permette un maggior comfort all’interno in quanto il terreno è un elemento che permette di assorbire il calore e trattenerlo a lungo mantenendo le zone interne calde d’inverno, al contrario d’estate impedisce al Sole di surriscaldare le stanze e garantisce fresco, proprio come stare all’interno di una grotta! Inoltre questi tipi di edifici arricchiscono l’aria di ossigeno e assorbono l’anidride carbonica dovuta allo smog cittadino.

Il parco circostante l’edificio è ricco d’installazioni artistiche, la più particolare e maestosa è sicuramente la Trèfle dell’artista Dominique Gonzalez-Foerster, la prima opera costruita al PAV nel 2006 mentre ancora era aperto il cantiere. L’installazione permanente si presenta come un enorme quadrifoglio realizzato con un terrapieno rinforzato e rivestito di verde e circondato da un percorso in ghiaia. Il tutto rimane a un paio di metri sotto il livello del restante parco, per cui il percorso è delimitato da gabbie metalliche riempite di pietre per contenere la terra circostante. L’opera rimanda a tre concetti principali: la fortuna e la pianta a croce greca delle chiese etiopi che si ritrova nel quadrifoglio e il Gran Canyon (il percorso in ghiaia) che rappresenta l’eco del mondo antico. Questi elementi fusi assieme hanno ispirato l’artista rendendolo consapevole di ciò che accade nel profondo della terra.

Trèfle di Dominique Gonzales-Foerster costruito durante il cantiere del PAV (da http://www.parcoartevivente.it/)

Oltre a queste due installazioni, il giardino sul tetto e il quadrifoglio, molte altre arricchiscono questo museo dall’aspetto tutt’altro che convenzionale sia all’esterno sia all’interno, permettendo ai visitatori di fare un percorso alla scoperta non solo dell’arte ma anche dell’architettura inglobata nel verde e nel mondo della sostenibilità ambientale.

Stay tuned!

PAV – Parco d’Arte Vivente, sito ufficiale

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